Cosa sono i solventi alcolici? “Ho assunto un rimedio erboristico contenente alcool, fa male? “

Con questa sezione mensile intendiamo rispondere alle domande più comuni che vengono poste dai nostri clienti e lettori. Più volte chi acquista un prodotto con solvente alcolico, come una tintura madre, esprime dubbi e perplessità sull’uso dell’alcool in fitoterapia. Andiamo ad approfondire dunque il tema dei solventi utilizzati per l’estrazione e la conservazione dei principi attivi delle droghe. Punteremo in particolar modo la lente di ingrandimento sull’uso della componente alcolica. Per fare questo abbiamo consultato una biologa esperta di una delle aziende che intendiamo promuovere per la loro eccellenza: il laboratorio Centofiori di Cesena.

Cos’è un solvente?

Il solvente è un liquido inerte, talvolta volatile in condizioni ambientali ordinarie. Esso è in grado di separare sostanze gassose, liquide o solide senza modificarle chimicamente e senza esserne modificato a sua volta.

Perchè è importante usare il giusto solvente?

In fitoterapia la scelta dei solventi è di estrema importanza. Il solvente infatti deve assolvere alla funzione di estrarre i principi attivi contenuti nel materiale vegetale preso in considerazione. Esso deve essere infatti selettivo nei confronti delle sostanze farmacologicamente utili. Le parti che potrebbero compromettere la qualità del prodotto finale devono di fatto essere scartate con la droga residua.

Quali sono i solventi più comuni utilizzati in erboristeria?

  • olio grasso vegetale: è un buon solvente per molti principi attivi, tende però a invecchiare e irrancidire;
  • vino: la sua composizione è molto variabile e tende ad alterarsi con facilità, è però un buon solvente per le parti acquose e apolari;
  • aceti: si utilizzano preferibilmente aceti da vino bianco non sofisticato e di buona qualità. Se si utilizzano aceti ricavati dalla fermentazione del vino rosso devono essere prima decolorati;
  • glicerina: solitamente si usa in miscela con acqua e alcool su gemme e giovani germogli;
  • estratti glicolici: sono ammessi solo nelle preparazioni per uso esterno ed ottenuti per azione estrattiva del glicole propilenico sulla droga vegetale;
  • alcool: utilizzato in miscela con l’acqua serve per stabilizzare e conservare le soluzioni acquose. E’ considerato comunemente il miglior solvente per estrarre i principi lipofili e idrofili.

Solventi alcolici, chiediamo al laboratorio Cento Fiori

Per approfondire il tema trattato abbiamo ritenuto opportuno affidarci ad una biologa specializzata dell’azienda Cento Fiori che gentilmente ci ha concesso il suo tempo e la sua competenza per rispondere ai nostri quesiti. Cento Fiori è un laboratorio artigianale di fitopreparazioni i cui prodotti trattiamo da anni (trovate il link a fine articolo). Amiamo particolarmente questa azienda. Tramite esperienza diretta, infatti, abbiamo appurato i loro altissimi ed impeccabili standard di raccolta e lavorazione delle erbe, nonché l’efficacia dei prodotti finali. Riteniamo particolarmente preziose queste piccole realtà produttive del nostro Paese con le quali possiamo interfacciarci senza dubbi sulla serietà e professionalità del loro lavoro. Per inciso non stiamo facendo pubblicità retribuita ma una spontanea ed entusiasta recensione su realtà in cui crediamo e che vogliamo promuovere.

Perchè si utilizza l’alcool quale solvente?

L’alcool è il solvente più efficace per ottenere l’estrazione delle sostanze lipofile e idrofile. Il suo utilizzo è quindi la via migliore se vogliamo ottenere da una pianta il complesso più efficace di principi attivi. L’estrazione delle sostanze terapeutiche dalla droga fresca senza ausilio di solvente alcolico, infatti, comporta la perdita di molti componenti. Con alcune droghe è necessario procedere addirittura alla doppia macerazione.

Ci può fare un esempio pratico?

Consideriamo l’Echinacea, ad esempio. In una prima fase la poniamo in una miscela con una piccola parte di alcool in acqua per estrarre al meglio i componenti idrofili. Durante la seconda fase maggioriamo la titolazione della soluzione per estrarre le sostanze più lipofile quali gli alchillamidi. Questi ultimi sono quei principi che che danno un certo pizzicore alla lingua. Sostanzialmente, più alta è la gradazione alcolica in cui andranno a macerare le piante e maggiore sarà l’estrazione delle sostanze lipofile.

Le erbe medicinali necessitano tutte quindi di solvente alcolico ad alta gradazione per l’estrazione dei principi attivi?

Naturalmente ogni droga necessita di metodi di estrazione e solventi diversi a seconda delle sostanze presenti nella pianta e del risultato che si intende ottenere. Ad esempio per estrarre i principi attivi della propoli è necessario un solvente alcolico a 65 gradi, pena la perdita di efficacia del prodotto.

Esiste la possibilità di togliere tracce di alcool dal prodotto finale?

Certo, la possibilità sussiste attraverso un processo di distillazione frazionata. Il costo dell’operazione è però talmente elevato da rendere proibitivo il prezzo del prodotto finale.

Solventi alcolici e salute

Il solvente alcolico utilizzato, ad esempio nelle tinture, potrebbe creare problemi di salute a lungo andare?

Le dosi massime di assunzione consentite dal Ministero della Salute sono di una unità alcolica giornaliera sia per gli uomini che per le donne. Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi. Ciò significa che una donna potrebbe assumere 12 grammi al giorno senza riportare problemi al fegato o qualsiasi altro effetto avverso. L’uomo invece può assumere fino a due unità alcoliche al giorno. Calcoliamo la quantità di alcool presente in una goccia di tintura, ad esempio. Facendolo si può constatare che anche assumendo la dose massima giornaliera del prodotto si raggiunge un decimo di 12 grammi. Di conseguenza anche assumendo quotidianamente il dosaggio massimo non si arriverà alle dosi controindicate per la salute del fegato.

Come avviene la metabolizzazione dell’alcool?

A livello biochimico abbiamo degli enzimi super efficienti per metabolizzare l’alcool. L’insorgenza delle problematiche epatiche è data dalla presenza di alcool in circolo che rimane in seguito alla tolleranza alcolica data dallo sviluppo di questi enzimi. Essi infatti sono inducibili: più si beve e più si sviluppano, come accade con l’alcolismo.

E per quanto riguarda il macerato glicerico? Contiene alcool, giusto?

nel macerato glicerico si usano alcool e glicerina.

Si potrebbe usare esclusivamente glicerina?

Sì, negli estratti enzimatici si usa esclusivamente la glicerina. Quest’ultima, però, è comunque un alcool dal punto di vista chimico. Il nostro corpo di conseguenza metabolizza la glicerina attraverso le stesse procedure con cui metabolizza l’alcool. Infine sussiste un ultimo problema inerente alla difficoltà nel reperire glicerina vegetale di buona qualità. Essa viene usata largamente in ambito farmaceutico per cui ne viene prodotta in grande quantità ma non sempre con buoni standard .

Qual è più precisamente la funzione della glicerina in quanto solvente?

La glicerina si usa per estrarre dalle gemme delle sostanze ormonali in via di sviluppo. Essa è meno aggressiva dell’alcool e ha la caratteristica di non rovinare o compromettere il tessuto della gemma da cui si estraggono i fattori di crescita.

Macerazione in solvente di gemme di Biancospino Oxyacantha

 

Interagisci con noi!

Con questa intervista speriamo di aver dato una risposta esaustiva a tutti coloro che hanno chiesto chiarimenti sull’uso dell’alcool come solvente in fitoterapia. Se avete domande o volete suggerire un tema per il prossimo mese non esitate a scriverci nei commenti.

Se volete visitare il sito del laboratorio erboristico Cento Fiori cliccate nel link di seguito riportato: https://www.cento-fiori.it/index.php/it/

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